Dopo aver scritto il Performance Manifesto mi sono fermato.
Non per riposarmi — per capire cosa volevo fare davvero.
Cosa potevo portare io in questo settore, e non solo in questo settore.
Il libro racconta dieci invisibili indispensabili.

Persone che hanno fatto cose enormi senza aspettare il permesso di nessuno.
Scriverlo è stato facile per certi versi, alcune di quelle persone ho avuto e ho la fortuna di conoscerle altre le ho viste in azione.
La domanda difficile è arrivata dopo: e tu?

Così ho cominciato a parlare.Con vecchi amici che non sentivo da anni.Con nuovi nemici — che a volte sono più utili degli amici.Con persone con cui non avrei mai immaginato di costruire un dialogo.

Ho fatto presentazioni del libro in giro per l’Italia e ogni volta, oltre a raccontare gli invisibili, mi ritrovavo a raccontare questi quindici anni.
Quello che abbiamo cercato di fare con TOOT engineering e T RED Bikes e prima ancora nella mia carriera che fa a cazzotti con se stessa. Perché lo facciamo così?
E la gente rispondeva, faceva domande, proponeva cose.

 

Quello che scrivo nel Performance Manifesto non è un’idea romantica. È un intento preciso, se vogliamo politico.
Progettare intorno alla persona, non intorno al catalogo.
Ascoltare prima di disegnare. Costruire prima di comunicare.
Ecco, in questi mesi in cui Erica e io siamo stati zitti è successo esattamente questo.
Da quelle chiacchierate, da quei fogli pieni di schizzi, da quel processo che è il nostro modo di lavorare, sono nate strade nuove.
Sfide a rompere nuovi limiti.
Alcune non riuscivo nemmeno a immaginarle sei mesi fa.

Abbiamo lavorato si diversi brevetti, coinvolto partner, testato nuove tecnologie, modi diversi di fare le cose, ottimizzato il simulatore con vagonate di codice tanto per mettercene una di più ho passato tante ore al tavolo da disegno, tante al computer e tante con corridori, appassionati, amici.
E oggi, tra un po’ di pensieri, un po’ di incontri e un po’ di disegni che piano piano sono diventati reali, mi torna la voglia di ricominciare a parlarne.
O forse bisogna solo fare come hanno fatto i dieci invisibili indispensabili: mettere la mela sul tavolo e poi vedere cosa succede.

The apple is on the table.

 

 

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *