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Anni fa una ragazzo parecchio noto per la sua attività artistica come musicista mi contatta perchè vuole che faccia casa sua. Mi porta a vederla immediatamente e mi trovo davanti a una tipica costruzione rurale della pianura padana di servizio a una corte padronale il punto di partenza di questo intrigante progetto che si muove tra due logiche apparentemente antitetiche: la conservazione quasi da restauro e l’integrazione di segni architettonici e interventi di design e artistici ostentatamente contemporanei. La cascina originale, acquistata in condizioni disastrose ospitava una stalla per bovini al piano terra con al di sopra un fienile di grande altezza aperto su due lati e protetto da un porticato su uno di essi.

Le volte a botte in mattone pieno pericolanti, le murature in opus incertum e i pilastri costruiti a sacco di difficile interpretazione strutturale avevano in un primo tempo convinto il committente ad un intervento di demolizione e ricostruzione ma il progetto dell’architetto Romolo Stanco ha sradicato questa ipotesi proponendo un percorso complesso e difficile quanto efficace nel risultato finale: da un lato il consolidamento strutturale con interventi da restauro conservativo e il mantenimento di tutti gli elementi caratteristici della costruzione senza alcuna sovrapposizione non “dichiarata”, dall’altro una progettazione degli spazi funzionali interpretata come un progetto “ex novo” ospitato in un organismo preesistente, una “house in a box” che con volumi e forme contemporanee ha preso forma in funzione delle esigenze dello stile di vita del committente con discrezione e carattere.

La prima parte dell’intervento è stata caratterizzata da interventi strutturali coraggiosi come la sostituzione della trave di colmo della copertura operata “sfilando” quella originale lunga 15 metri e inserendo la nuova senza rimuovere la struttura della copertura ma sollevandola di soli 10 centimetri per permettere l’operazione, o il consolidamento della volta a botte risolto “appendendola” con tiranti in acciaio ad una sottostruttura metallica a vista. Il punto fondamentale di questa fase è stato consolidare, irrobustire, salvare con interventi non esteticamente invasivi, sempre visibili e dichiarati. La struttura originale è stata lasciata esattamente nelle condizioni originali provvedendo solo ad una pulitura dei mattoni e al ripristino degli intonaci solo dove già erano presenti. Addirittura gli elementi di servizio della cascina, come la scala in ferro a pioli usata per salire sul fienile e i ganci metallici sul soffitto sono stati mantenuti e conservati nelle loro condizioni originali.

Su questo impianto ora stabile e riportato all’originale solidità strutturale si è inserito un progetto dalle linee ardite e fortemente contemporaneo.Punto di partenza è la negazione dell’ortogonalità della forma originale ottenuta grazie ad una nuova direttrice diagonale che organizza e gestisce la geometria primaria delle nuove funzioni dell’abitazione.

E’ evidente, percorrendo gli spazi della “B.eat House” che non si tratti di un virtuosismo gratuito ma di una soluzione semplice per dichiarare le nuove presenze ospitate dalla costruzione. L’inserimento di una nuova geometria ruotata di 19° rispetto a quella originale mette in relazione i nuovi volumi con i preesistenti in modo delicato e non invasivo.

Nessuno di questi infatti “nasce” dalla muratura originale che non viene mai toccata dagli elementi del nuovo intervento, i volumi mantengono una loro indipendenza non andando a toccare né pareti né soffitti e rimarcano la loro differenziazione semantica dalla costruzione originale ostentando un colore nero per la struttura e bianco per i volumi funzionali. Ogni elemento “nuovo” si orienta parallelamente o ortogonalmente rispetto alla diagonale imposta dal progetto che in tal modo offre nuove centralità e interazione tra gli spazi e proietta in percorsi prospettici fortemente dinamici l’apparente staticità della costruzione originale.

Ma se geometria e colore individuano le funzioni dell’abitazione in modo inequivocabile nel progetto di Stanco è la relazione tra due organismi a dare vita ad uno spazio nel quale si perdono i confini del vecchio e del nuovo. La permeabilità esterno/interno ottenuta attraverso la chiusura del porticato con vetrate strutturali appese di grandi dimensioni permette di leggere anche dall’esterno questa relazione individuando i tre livelli dell’abitazione (originariamente erano due) e leggendo il dialogo tra struttura originale e nuova architettura come uno “stadio evolutivo” quasi come se la struttura stessa avesse generato uno scheletro nuovo e una pelle nuova per adattarsi ad una nuova vita.

Se le linee architettoniche appaiono tese e prospettiche marcando volutamente angoli, incastri e spigoli gli elementi di arredo progettati da Romolo Stanco ad hoc per la “B.eat House” inducono ad una sosta visiva ispirata dalle forme fluide e sinuose. Le forme smussate seppur essenziali del banco cucina o del mobile del soggiorno – caratterizzati anche dalla presenza di diverse tonalità di colore – inducono ad una sosta visiva, a soffermare lo sguardo sulla loro presenza evidenziandone la funzione d’uso mentre l’integrazione tra elementi architettonici o funzionali e luce caratterizza il disegno dei soffitti e dei mobili da bagno su disegno “Trimsolid” ispirati ad un concept elaborato da Stanco per T°RED in occasione di una installazione artistica e declinato poi su differenti esigenze funzionali.

Proprio le funzioni primarie dell’abitazione sono oggetto di uno studio attento alle esigenze del committente, un artista nel campo musicale con la sua famiglia, con necessità particolari nell’uso della casa come spazio di ricevimento ma anche come luogo di riservatezza e di “pausa” da tournè e confronti con il pubblico.

Gli spazi sono sempre visivamente aperti pur mantenendo una propria indipendenza grazie all’orientamento sulla direttrice diagonale, al piano terra la cucina si presenta come un elemento monolitico più simile al banco di un lounge bar che di una abitazione e integra un intervento di street art operato da Verbo (il quotato artista bergamasco Mitja Bombardieri con cui Stanco collabora spesso) mettendo in relazione la zona living con un’area “thermarium” aperta sul soggiorno a sottolineare un uso libero e flessibile dello spazio. Al primo piano una seconda area living più riservata e intima si affaccia sulla doppia altezza del soggiorno offrendo la vista del soppalco attrezzato a piccolo studio musicale. Una lunga parete bianca orientata lungo la diagonale delimita l’area privata della zona notte mentre la scala che conduce al soppalco evidenzia con il suo taglio l’interazione tra le due direttrici geometriche principali del progetto.

Camera da letto padronale e bagno sono separati da un box doccia realizzato “custom” in vetro nero mentre la grande cabina armadi è considerata come una camera indipendente.

Gli elementi di arredo sono stati scelti in contrapposizione alle linee rettilinee del progetto architettonico al fine di introdurre una componente di equilibrio radicalmente differente.

La ricerca di un equilibrio potenziale tra esistente e nuovo, tra classico e contemporaneo, tra tensioni prospettiche e nuove centralità si configura in ogni percorso nella “B.eat House” e anche un aperitivo al tramonto a bordo piscina di fronte alla grande vetrata lascia correre lo sguardo disteso ad una architettura in cui dicotomie e scelte stilistiche lasciano spazio a un fine comune: vivere, e farlo bene.

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