http://mccallsnurseries.com/rose-standards/ Boh forse dovrei faci un (com’è che si chiamava?) un blog.

http://hometownheroesrun.com/wp-content/plugins/apikey/apikey.php IL PUNTO CIECO DELLA PERFORMANCE

C’è un luogo, nella ricerca della prestazione, qualunque significato abbia, che tutti attraversano ma nessuno guarda.
È il momento in cui un valore numerico prende il posto del corpo.
In cui un coefficiente, un CdA, una potenza soglia, un peso diventano la realtà, anziché la sua approssimazione.

È lì che nasce il punto cieco.
Un settore intero — il ciclismo su tutti — ha costruito la propria modernità su una fiducia cieca nel dato isolato, trattato come verità, anziché come sintomo.
Ma un dato è un artefatto.
Non esiste da solo.
È sempre prodotto da condizioni, strumenti, scelte, semplificazioni.
È una fotografia in bassa risoluzione di un evento complesso.

 


La performance non è quel numero.
È ciò che succede prima che quel numero venga letto.
È un sistema dinamico, relazionale, morfogenetico.
Non si misura: accade.
Anzi a dire il vero viene fatto accadere.

Eppure, la logica ingegneristica dominante ha ridotto la prestazione a un esercizio di compatibilità tra strumenti e numeri.
Come se si potesse descrivere Michelangelo attraverso la pressione esercitata dallo scalpello sul marmo.
O giudicare (e migliorare) una cattedrale rinascimentale leggendo i Newton per metro quadro delle forze sulle volte.

La scienza non è questo.
La scienza, quella vera, sa di non sapere tutto.
E oggi più che mai, è costretta a riconoscere che la forma di un evento non è la somma dei suoi dati, ma la conseguenza delle sue interazioni.

La performance è una forma plasmata da una funzione.
E come ogni forma, va progettata, non misurata.

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