borne ventoux

Un umano su un traliccio di tubi di titanio su due ruote scure dotato solo di propulsione termica, si lancia in discesa a più di novanta chilometri orari. Dipinge traiettorie millimetriche grazie alla rigidità torsionale garantita dalla geometria rivoluzionaria del telaio che domina. Le leghe diversificate nei tubi saldati ad arte, i trattamenti di indurimento testati in laboratorio, il design, le curve asimmetriche del carro posteriore esaltano una guida precisa e sicura: stabile, reattiva ad ogni trasferimento di carico anche a velocità elevate assorbe con autorevolezza le sollecitazioni di una frenata decisa prima di un tornante in discesa. Le pastiglie in materiale carbo-ceramico, spinte dal circuito idraulico, mordono dischi in acciaio alleggerito e tramite flange in fibra di carbonio trasferiscono energia al perno passante in titanio di una forcella innovativa, leggera rigida, performante, unica.

Le potenti forze sono trasferite alle ruote in fibra di carbonio ad alto modulo da mozzi leggerissimi, il metallo prezioso compensa sollecitazioni e carichi mantenendo una stabilità sconvolgente, affamato del primo colpo di pedale dopo la curva. Un sistema brevettato di riduzione delle vibrazioni integrato nella serie sterzo migliora il confort e stabilizza l’anteriore stabile e preciso come una lama.

La pendenza della strada cambia all’improvviso, i muscoli dell’umano si contraggono, la sua figura si alza dalla leggerissima sella in fibra di carbonio e scarica tutti i watt sul perno in alluminio della guarnitura, un impulso elettrico aziona il cambio di rapporto già in pieno sforzo innestando senza esitazione le velocità desiderata: si chiama salita. Lo sguardo dell’umano si alza sul nero dell’asfalto, una goccia di sudore risuona sul metallo incorruttibile del telaio, le mani stringono la scultorea monoscocca in carbonio del manubrio.

Nessuna incertezza, nessuno scricchiolio plastico, la corona ovale trasmette alla ruota posteriore tutta la potenza in modo costante a ogni pedalata, il triangolo posteriore basso e rigido trasferisce ogni watt alla ruota posteriore, il perno passante chiude la struttura con una solidità inimmaginabile. Il ghigno di sforzo dell’umano si trasforma in un sorriso spezzato solo dal rumore del suo respiro nel silenzio di una meccanica degna di un cronografo.

“Non posso essere sul pianeta terra”

“Non può essere soltanto la leggerezza del mezzo”

“Non ero così forte” è il suo ricordo.

La sfida ha avuto inizio qualche ora fa, quando l’umano ha iniziato la sua sfida a forze, sollecitazioni, deformazioni, energia ma soprattutto la sua sfida contro la forza di gravità terrestre.

“Sono su un pianeta con una forza di gravità minore” è la sua conclusione mentre il motore termico, quello delle sue gambe, comanda ogni dettaglio meccanico al suo servizio e la vegetazione lascia spazio ad un paesaggio alieno a conferma del suo spaventoso pensiero.

“Mi hanno portato via dal mio pianeta, è un test, un esperimento…” pensa mentre trova la borraccia sul telaio senza guardare e si disseta stringendola forte con la mano destra.

“Acqua…anche qui c’è acqua…e il sole, almeno sembra il sole…dove diavolo sono?”

Gli occhi si concentrano sull’asfalto che lentamente placa la sua pendenza fino a spianare su quella che sul pianeta terra avrebbe chiamato “vetta”.

Un tocco lieve alle leve dei freni produce un sibilo lieve di metallo, la scarpa si sgancia dal carbonio del pedale e tocca l’asfalto. Lo sguardo dell’umano si alza: un sole basso all’orizzonte, gli alberi sotto di lui sembrano piccolissimi, le rocce lucide e levigate dal vento.

Il respiro rallenta mentre gli occhi riconoscono caratteri terrestri scritti su una pietra dipinta di bianco e giallo: 1912m

borne ventoux

Un piccolo ragno si arrampica su un arbusto vicino alla pietra lungo un sottilissimo filo vincendo la sua sfida contro la gravita. Leggero, veloce, elegante. L’umano lo vede, non lo teme, non ne ha paura anzi un brivido percorre la sua schiena riconoscendo quella piccola e familiare forma di vita.

“Sono a casa. Questa è la Terra, la mia Terra.”

L’emozione e il sorriso riempiono per un istante i suoi occhi di lacrime.

L’umano ha vinto la sua sfida oggi.

Contro i luoghi comuni, contro la convenzionalità, contro le mode e le tendenze.

Ha vinto insieme al suo destriero di titanio, carbonio ed elettronica.

Ha vinto con l’energia, il design e la tecnologia del suo tempo.

Ha vinto con le sue forze una sfida contro la forza di gravità. Ha vinto con un alleato che a molti fa paura.

Aracnide.

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